La riforma dell’università

L’università italiana va riformata: essa deve diventare la scuola degli studenti, attualmente è l’istituzione dei professori. E’ paradossale questa affermazione, ma vera, perché l’università opera pochissimo per formare gli studenti.

L’istruzione superiore attuale è come un supermercato, in cui sono offerti passivamente molti articoli, e chi vuole li può comprare: poi lo studente-acquirente passa alla cassa (sostiene l’esame) e paga. Se il denaro che fornisce è sufficiente, passa l’esame e acquista i crediti per quella disciplina, se no torna indietro, si procura i soldi (cioè studia il libro) e ripassa alla cassa, dove il cassiere può approvare l’acquisto.

Così non va, non si costruisce un patrimonio scientifico/professionale nella mente dello studente, ci vuole un metodo partecipato di studente e docente: oltre ad offrire gli articoli, vale a dire le lezioni sui vari argomenti, il docente deve seguire l’acquisizione della disciplina da parte dello studente, e per fare ciò con efficacia, deve rendersi conto che cosa lo studente ha appreso studiando ogni argomento per conto suo.

Il discente quindi deve leggere attentamente, pensare, memorizzare alcuni punti, schematizzare l’argomento, e poi esporlo al docente e ai suoi colleghi: l’uno e gli altri lo valuteranno, correggeranno le sue espressioni, integreranno ciò che l’espositore non ha detto o non ha compreso bene. Grazie a questa dinamica complessa, fatta di studio personale e di intervento di altri soggetti della scuola (docente e studenti) può il singolo studente realizzare la massima preparazione.

E il docente che fa? gioca sempre in contropiede, valutando ciò che espone lo studente in prima battuta? No, egli svolge alcuni argomenti cardine, espone le linee-guida, esprime il succo della materia, perché è sprecato che ripeta gli stessi argomenti per filo e per segno: questo lo può fare benissimo uno studente, o almeno lo imparerà facendolo. Certo il discente viene notevolmente aiutato dal docente se questi gli spiega quei concetti che solo il dominatore della disciplina conosce, e soprattutto se il professore sarà in grado di trasmettergli quell’interesse che possiede solo chi ha digerito la materia in decenni di preparazione.

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