L’attuale situazione politica, in Italia

Per quanto riguarda la pandemia da Covid 19, mi sembra che siamo in stallo, non andiamo avanti né indietro.

Quando è finito il primo, severo lockdown, in maggio-giugno 2020, lo status epidemico era veramente buono, potendo contare su un numero basso di contagi, cioè circa 50 per ogni 100.000 abitanti: avevamo in totale 30.000 persone positive per COVID in tutta Italia.

A fronte di una situazione di così basso contagio, e dopo aver chiesto e ottenuto dagli italiani grandi sacrifici per 3 mesi, il governo ha fatto 2 grossi errori: 1) ha riaperto la vita sociale quasi per intero, come se il virus fosse definitivamente scomparso; 2) non ha tracciato i casi positivi.

In effetti il virus era ancora presente, sia pure in minimo numero, contrariamente a quello che alcuni sprovveduti medici dicevano (vedi Zangrillo: “L’infezione da Coronavirus è clinicamente finita”) e, tolte completamente le misure restrittive, ha impiegato solo qualche mese per ritornare in forze, in autunno, smentendo ciò che diceva il buon (sic!) medico del San Raffaele di Milano.

Ancora più grave che il riaprire inconsideratamente la vita sociale, è stata la totale mancanza di tracciamento. Sappiamo tutti che l’installazione della App IMMUNI sugli smartphone di milioni di cittadini è fallita completamente, per vari motivi, ma purtroppo, a seguito di questo tentativo andato a male non c’è stata un’azione sostitutiva per identificare ed eventualmente isolare soggetti che, venuti in contatto con i positivi, fossero stati a loro volta contagiati.

Spieghiamo con ordine: se io conosco 50 persone, ogni 100.000, che hanno il Covid dentro le vie respiratorie, devo scoprire con chi questi soggetti sono venuti a contatto, ed a questi eseguire un test per evidenziare l’eventuale contagio. In assenza dell’App IMMUNI, io cercherò di risalire – telefonicamente – dal contagiato ai suoi contatti e convocherò questi ultimi per il test virale. Perché questa procedura non è stata eseguita? che cosa occorre per essa?

Mettiamo che in un centro qualunque si accerta che XY è positivo al Covid: a questo punto il centro sanitario, dopo aver riferito a XY l’esito positivo del suo esame, gli chiede di indicare tutti i contatti che ha avuto nell’ultimo mese, e di autorizzare lo stesso centro a chiedere a queste seconde persone di farsi esaminare per il test: se qualcuno di questi soggetti della seconda linea risulta positivo, egli viene isolato e, se si ammala, curato.

Che cosa occorre per attuare la procedura ora descritta? 1) che le persone indichino i contatti avuti nell’ultimo mese; 2) che un certo numero di impiegati si mettano in contatto con tutti gli interessati per chiedere di eseguire il test;

Se una persona si è sottoposta al test di positività per il Covid, è ben difficile che non voglia indicare con chi è stato in vicinanza negli ultimi tempi; e, sub2), i soldi per pagare gli addetti alle ricerche telefoniche si possono trovare per quest’operazione così importante.

Perché non è stata seguita una procedura che avrebbe di sicuro frenato la diffusione dell’epidemia? e si è preferito riaprire i luoghi della vita sociale, aspettare che il virus si diffondesse nuovamente (perché era sicuro che così sarebbe avvenuto) e poi richiudere con la modalità dello stop and go, che conosciamo, e che è così esasperante (alla fine la popolazione non ne può più e non risponde alle restrizioni)?

Le risposte a questa domanda sono più di una: a) i politici del governo preferiscono evitare il contatto personale con i cittadini, con il rischio di essere rifiutati (“non voglio riferire con chi sono venuto a contatto nell’ultimo mese”, “non voglio essere esaminato per Covid” per il rischio di essere trovato positivo e di dover fare un isolamento, ecc.); il governo ha preferito vedere l’andamento della situazione epidemiologica, e informalmente, con un DPCM, chiudere qua e là, senza contatti personali; b) perfidamente si può ipotizzare che alcuni politici abbiano preferito che la pandemia crescesse d nuovo, per vendere più maschere, costringere la gente a indossarle e a distanziarsi gli uni dagli altri, assoggettare i cittadini: così facendo si chiudevano gli esercizi commerciali, la situazione economica decadeva, si approntavano misure di ristoro a livello della UE (ottenendo la bella sommetta di 209 mld di Euro, che andava poi gestita con un gruppo consistente di persone (la commissione dei 300 tecnici) al servizio della presidenza del consiglio).

D’altra parte per procedere al tracciamento dei contagiati, quando questi erano diventati veramente pochi (50/100.000) occorreva che il governo parlasse alla nazione e convincesse tutti a collaborare indicando i contatti avuti dai contagiati con parenti e amici (di questo non si è avuto neppure l’ombra) e il premier Conte è solo apparso in poche conferenze stampa, a mezzanotte, per annunciare le chiusure restrittive, sempre in negativo, quindi.

Ha fatto bene Matteo Renzi a far cadere il governo: a prescindere dalle simpatie e antipatie personali, ciò che conta sono le dinamiche effettive in gioco: Conte ha avuto una gestione privata, personale della pandemia, e ugualmente personale si apprestava ad essere la gestione del denaro fornito dalla UE, per i motivi detti sopra, praticamente clientelari.

Renzi non è stato solo in questo intento di far cadere il governo: il presidente della Repubblica attuale (che tra l’altro fu eletto da Renzi, durante il suo governo) si è reso perfettamente conto che il presidente del consiglio aveva una visione da pollaio della situazione, e tra l’altro non aveva capacità manageriali: si tratta di un avvocaticchio di provincia, che è diventato professore universitario ordinario avendo come presidente di commissione – al concorso – il titolare dello studio legale nel quale egli (Conte) lavorava, e non ha mai gestito un ente né piccolo, né complesso.

Al contrario già da mesi si profilava dentro l’orizzonte politico la figura del dottor Draghi, che di esperienz manageriale ne ha da vendere, ed ha per di più una formazione dottrinale di prim’ordine (altro che le esperienze di Giuseppe Conte nelle biblioteche delle università deli Stati Uniti: ricordate cosa dichiarò l’università di N.Y.: “Il signor Giuseppe Conte non ha mai avuto alcun rapporto, né di studente, né di docente, con questa università”)..

Molto bene ha fatto Renzi a dare la sua collaborazione a un disegno più vasto, che include il Quirinale, per cambiare il governo, e giustissima la risposta di IV (Bellanova e co.) quando li accusarono di irresponsabilità per causare una crisi di governo nel bel mezzo di una situazione sanitaria ed economica catastrofica: “Proprio perché così negative – risposero – queste attuali circostanze richiedono che si insedi un governo molto più autorevole, sia per il consenso politico più largo, sia soprattutto per essere guidato da una persona che non è un semplice teorico dell’economia, ma un leader che si è dimostrato capace in vari luoghi di fare cose buone (la Banca d’Italia, la Direzione generale del Ministero del Tesoro, la Banca centrale europea).

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